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Respiriamo circa 20.000 volte al giorno, eppure raramente prestiamo attenzione a questo atto così fondamentale. Il respiro accade, automaticamente, mentre la nostra mente è impegnata altrove. Ma cosa succede quando cerchiamo di portare presenza e consapevolezza a questo atto? Cosa accade se decidiamo di porre attenzione al modo in cui respiriamo, se necessario, modificandolo intenzionalmente per migliorare la nostra qualità di vita?
Il respiro circolare connesso è una pratica che risponde a queste domande, offrendo un accesso diretto a dimensioni della nostra esperienza che normalmente rimangono fuori dalla portata della mente cosciente.
Cos’è il respiro circolare connesso
A differenza del respiro normale, caratterizzato da pause naturali tra inspirazione ed espirazione, il respiro circolare connesso elimina queste pause, creando un flusso continuo. L’inspirazione si fonde con l’espirazione, l’espirazione con l’inspirazione, in un ciclo ininterrotto (e attenzione, per evitare fraintendimenti o dubbi già vi dico che non sto parlando di “respirazione olotropica” che si basa su un movimento di inspirazione ed espirazione accelerato; mi riferisco, in questo contesto, al “respiro circolare e connesso” anche conosciuto come “rebirthing” di cui è stato portavoce Leonard Orr.
La semplice modifica, che questo tipo di respirazione attiva, ha effetti profondi sul sistema nervoso. Dopo alcuni minuti di respirazione circolare, iniziano a verificarsi cambiamenti fisiologici misurabili: variazioni nella chimica del sangue, attivazione di aree cerebrali specifiche, rilascio di tensioni muscolari croniche. Ma la dimensione puramente fisiologica è, forse, la parte più superficiale che possiamo osservare a occhio nudo. Ma ciò che attiva questo modo di respirare va ben oltre l’aspetto fisiologico.
Il respiro come ponte
Nel nostro corpo, il respiro occupa una posizione unica: è l’unica funzione vitale che opera sia automaticamente che volontariamente. Questo lo rende un ponte naturale tra il sistema nervoso autonomo (che regola le funzioni involontarie) e la nostra volontà cosciente.
Attraverso il respiro, possiamo influenzare processi che normalmente riteniamo possano sfuggire alla nostra capacità di essere presenti e testimoni di un movimento spontaneo: il battito cardiaco, la pressione sanguigna, il rilascio di ormoni dello stress, l’attivazione della risposta di rilassamento.
Ma c’è di più. Il respiro connette anche dimensioni psicologiche diverse. Durante la respirazione circolare, molte persone accedono a memorie, emozioni, sensazioni corporee che erano state “archiviate” al di fuori della consapevolezza ordinaria.
La metafora del bicchiere d’acqua
Per farti una idea di cosa accade durante la pratica, ti chiedo di immaginare un bicchiere d’acqua con uno strato di fango depositato sul fondo. Quando inizi a versare acqua fresca nel bicchiere, la prima cosa che accade è che il fango si solleva, intorbidendo l’acqua. Di primo acchito, questo potrebbe portarti a pensare (e/o credere) che le cose stiano peggiorando. Ma se continui a versare acqua fresca, alla fine tutto il fango viene espulso e rimani con un bicchiere di acqua pura.
Questo è esattamente ciò che accade durante ogni sessione in cui entri in sinergia con il respiro circolare connesso. L’energia fresca che introduciamo “solleva” energia stagnante che era rimasta intrappolata. Può essere un momento confuso, intenso, persino scomodo. Ma è il processo stesso della purificazione.
Cosa emerge durante la pratica
L’esperienza è diversa per ognuno di noi. Così come è diversa l’esperienza da sessione a sessione per la stessa persona. Tuttavia, alcuni elementi possono ricorrere frequentemente:
- Sensazioni fisiche: formicolii, vibrazioni, cambiamenti nella percezione della temperatura corporea, rilascio di tensioni in aree specifiche del corpo. Queste sensazioni non sono effetti collaterali, ma segni che il corpo sta elaborando e rilasciando qualcosa.
- Emergere di emozioni: tristezza, gioia, rabbia, paura, amore possono affiorare senza una causa apparente. Spesso si tratta di emozioni “congelate” nel corpo, che finalmente trovano una via di espressione e completamento.
- Memorie e immagini: alcune persone riportano ricordi dell’infanzia, della vita intrauterina, persino della nascita. Non è necessario credere alla realtà letterale di queste esperienze per trarne beneficio; ciò che conta è il significato che assumono e il rilascio che permettono.
- Stati espansi di coscienza: sensazioni di connessione profonda, pace, chiarezza, comprensione. Momenti in cui le preoccupazioni quotidiane perdono importanza e si percepisce qualcosa di più ampio.
Il legame con la nascita
Come ho segnalato in altri articoli, e post, presenti sui miei profili social, questa tecnica di respiro ha una relazione particolare con le esperienze della nascita.
Studi e ricerche evidenziano che ci può essere una correlazione diretta tra difficoltà respiratorie croniche, ansie, paure apparentemente immotivate, schemi relazionali ripetitivi ed il periodo gestazionale (quindi le informazioni registrate passivamente dal nostro organismo) nonché l’esperienza stessa di nascita e, quindi, il modo in cui siamo nati (naturale, cesareo, indotto…). Con questa tecnica bypassiamo la mente razionale ed entriamo in contatto con l’esperienza diretta del corpo e quindi con le “informazioni passive da esso registrate nelle varie fasi: dal concepimento alla nascita).
Attenzione: non si tratta di “rivivere il trauma” in modo drammatico. Si tratta di permettere al sistema di porre le basi per vivere in condizione di “respiro-spazio-comprensione” invece che sopravvivere in uno spazio compresso-teso-soffocato. Permettendo così il completamento di processi sospesi. È come se il corpo, riconoscendo nel respiro una fonte di vita miracolosa, si permettesse di lasciar andare ciò che aveva trattenuto per protezione. Per istinto di sopravvivenza.
Chi può beneficiarne
Il respiro circolare connesso può essere utile a chiunque desideri:
- Esplorare dimensioni più profonde di sé
- Rilasciare stress e tensioni croniche
- Comprendere schemi emotivi e comportamentali ripetitivi
- Elaborare esperienze passate che continuano a influenzare il presente
- Accedere a maggiore vitalità e presenza
- Sviluppare una relazione più consapevole con il proprio corpo
Non è una tecnica per “risolvere problemi” in senso meccanico. È piuttosto un’esplorazione, un viaggio di scoperta che richiede apertura, curiosità e rispetto per i propri tempi.
L’importanza dell’accompagnamento
Sebbene esistano forme di respirazione consapevole che si possono praticare autonomamente, il respiro circolare connesso profondo richiede inizialmente la presenza di una guida esperta. Non perché sia pericoloso, ma perché può emergere materiale emotivo intenso che necessita, e beneficia, di un contenimento competente.
Un facilitatore esperto sa come creare un ambiente sicuro, come accompagnare il processo senza interferire, come supportare l’integrazione di ciò che emerge. Sa anche riconoscere quando rallentare, quando incoraggiare, quando semplicemente essere presente.
Con il tempo e l’esperienza, si sviluppa la capacità di utilizzare il respiro in modo sempre più autonomo, integrandolo nella vita quotidiana come strumento di autoregolazione e crescita.
Un esercizio pratico: I 20 Respiri Connessi
Un esercizio semplice ma potente che puoi provare da solo/a: prendi quattro respiri brevi seguiti da un respiro lungo, ripetendo questa sequenza quattro volte per un totale di venti respiri. La chiave è connettere ogni respiro al successivo senza pause – l’inspirazione fluisce nell’espirazione, l’espirazione fluisce nella successiva inspirazione. Evita di forzare o controllare: lascia che il respiro sia fluido e naturale. Questo semplice esercizio, praticato quotidianamente, può insegnarti più sul tuo modo di respirare di qualsiasi analisi teorica. Inizia dalla pratica naso-naso
Oltre la tecnica
Il respiro circolare connesso è un ritorno a qualcosa di fondamentale, una riconnessione con il flusso della vita che ci attraversa continuamente e che, spesso, diamo per scontata.
In un mondo che ci spinge costantemente a riconoscere noi stessi attraverso gli altri. Che ci spinge al fare, al raggiungere, al riempire, dedicare tempo al respiro consapevole è, oserei dire, un atto rivoluzionario. È scegliere di fermarsi, di ascoltare, di permettere che il racconto della storia nella quale continuiamo a identificarci, e forse attraverso la quale ci autolimitiamo, può assumere una nuova forma al punto da donarci qualcosa di nuovo e utile per noi.
E in quello spazio di ascolto, spesso si rivelano risposte che nessuna analisi mentale avrebbe potuto produrre.
Se questi temi risuonano con la tua esperienza e desideri approfondire come, il lavoro con il respiro, può supportare il tuo percorso di trasformazione personale scrivimi o prenota la tua videochiamata.
Hai già avuto esperienza con il respiro circolare e connesso e desideri fare una ulteriore esperienza in compagnia del Team della European Rebirthing School. Questa è la tua opportunità per valutare la possibilità di partecipare all’edizione 2026 del Master di Formazione in Rebirthing che si terrà a Marzabotto (BO).
